Per lo meno non è Pippo Civati

Per lo meno non è Pippo Civati, che a guardarlo bene pare di averlo visto già da qualche parte, con quell'aria così veltroniana e la divisa d'ordinanza - jeans, maglioncino, camicia e giacca che poi è anche ciò che spesso indossa Jeremy Clarkson, conduttore televisivo britannico esperto di motori e se a sinistra conoscessero le sue battute politicamente scorrette fino alla cattiveria, si rifarebbero il guardaroba. Dunque Matteo Renzi è il nuovo che avanza? Difficile a dirsi, gli pongono sempre le stesse domande ogni volta che lo intervistano e nelle risposte non c'è nulla di particolare. di Dario Mazzocchi - The Right Nation
7 AGO 20
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Per lo meno non è Pippo Civati, che a guardarlo bene pare di averlo visto già da qualche parte, con quell'aria così veltroniana e la divisa d'ordinanza - jeans, maglioncino, camicia e giacca che poi è anche ciò che spesso indossa Jeremy Clarkson, conduttore televisivo britannico esperto di motori e se a sinistra conoscessero le sue battute politicamente scorrette fino alla cattiveria, si rifarebbero il guardaroba. Dunque Matteo Renzi è il nuovo che avanza? Difficile a dirsi, gli pongono sempre le stesse domande ogni volta che lo intervistano e nelle risposte non c'è nulla di particolare. Si fa campagna elettorale in poesia, si governa in prosa faceva dire Aaron Sorkin ad uno dei protagonisti di West Wing: ma in attesa della prosa, dovesse mai arrivare, la poesia alla lunga stanca e Renzi ripete che il Partito democratico deve andare oltre l'antiberlusconismo, deve premiare il merito, deve disfarsi dei vecchi tromboni, deve essere moderno. C'è quell'accento toscano che rende la litania un po' più piacevole all'ascolto, ma con un Roberto Benigni che se ne va in giro a decantare la Divina Commedia con il medesimo idioma, la sensazione evapora nell'arco di pochi istanti.
Sì, Matteo Renzi potrebbe essere il candidato ideale alle primarie e alle elezioni di una fetta del Popolo della libertà, quella che se la rideva sotto i baffi mentre noi qui a sperare nella rivoluzione liberale e che coltivava in gran segreto sogni socialisti. Manca solo una poesia di Sandro Bondi a Barack Obama nel presunto centrodestra italiano - ah no, l'ha già scritta. Il solo fatto che si dibatta sull'ipotesi che il sindaco di Firenze possa piacere ad una parte del centrodestra la dice lunga, sullo stato comatoso del Pdl che evapora come i corsi d'acqua quando d'estate non piove e il sole martella di gran carriera. I moderati da parte loro magari ci faranno un pensierino, magari concluderanno che è meglio un Renzi che un Pierluigi Bersani se proprio dovrà essere il Pd ad avere la maggioranza parlamentare, ma recarsi alle primarie è tutt'altro paio di maniche. Alle legislative pure. Comunque non si sa mai: a Renzi la ruota della fortuna potrebbe portare ancora bene.
Che poi, a dirla tutta, ha ragione Pierferdinando Casini quando dice che all'idea di avere Matteo premier in Europa ci riderebbero dietro: per avere l'autorizzazione definitiva occorre bussare a Bruxelles. Il gioco preferito dagli italiani dopo il calcio, la politica, è stato delegato.
di Dario Mazzocchi - The Right Nation